Convie­ne lasciare il TFR in azienda?

Lasciare il TFR in azienda non significa necessariamente perdere soldi, ma potrebbe costare più del previsto quando si va a ritirarlo.

Il TFR accumulato in azienda, infatti, all’uscita – per esempio in caso di pensionamento – viene tassato come reddito ordinario. Questo significa che l’imposta applicata dipende dallo scaglione Irpef a cui si appartiene, con aliquote che vanno da un minimo del 23% a un massimo del 43%. Una cifra non indifferente, che riduce il netto ricevuto.

Al contrario, chi sceglie di versare il TFR in una posizione di previdenza complementare – come un fondo pensione – beneficia di una tassazione molto più vantaggiosa. Sul capitale maturato, infatti, si applica un’aliquota massima del 15%, che può scendere fino al 9% in base alla durata della partecipazione e al tipo di fondo.

Attenzione però: la convenienza non dipende solo dalla tassazione. Contano anche i rendimenti del fondo, le spese gestionali e le proprie esigenze future. Per molti, però, trasferire il TFR in previdenza complementare rappresenta una scelta intelligente per crescere con maggiore serenità il proprio risparmio pensionistico.

La decisione ideale cambia da persona a persona: chi ha un reddito più alto e prevede un’uscita a lungo termine, spesso guadagna a spostare il TFR in un fondo. Ma è sempre bene valutare il quadro completo prima di decidere.

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