Chi lavora in Vaticano paga le tasse?

Ogni giorno, centinaia di persone attraversano i cancelli di Stato della Città del Vaticano per lavoro: guardie svizzere, impiegati, tecnici, sacerdoti, cuochi e addetti alle pulizie. Ma chi lavora in Vaticano paga le tasse?

Sì, ma con una deroga importante. Chi lavora all’interno della Città del Vaticano e risiede in Italia — i cosiddetti “frontalieri” — è esente dall’imposta sul reddito (IRPEF) sui compensi percepiti dallo Stato della Chiesa. Questo beneficio è previsto dall’articolo 3 del DPR n. 602 del 1973, che conferma l’esenzione fiscale per i redditi prodotti nello Stato della Città del Vaticano.

Questo non significa che i lavoratori vaticani siano del tutto fuori dal sistema fiscale. Se hanno altri redditi — come un secondo lavoro, affitti o attività in Italia — su quelli devono regolarmente pagare le tasse. Inoltre, il Vaticano stesso applica un proprio regime contributivo interno e trattiene quote per la previdenza e l’assistenza sanitaria dei dipendenti.

La situazione è particolare: un microstato sovrano, con regole autonome, immerso nel cuore di Roma. Per chi lavora lì, la vita ha vantaggi fiscali evidenti, ma anche obblighi specifici. E se da fuori sembra un paradiso fiscale, in realtà si tratta più di un sistema unico, frutto di accordi storici e di un particolare status internazionale.

In sintesi: se vivi in Italia e lavori in Vaticano, l’IRPEF sul tuo stipendio vaticano non si paga. Ma il resto della tua vita fiscale scorre come per tutti gli altri cittadini italiani.

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