Il viaggio oltre il limite: Dante e Ulisse

Nonostante Ulisse sia confinato all'Inferno, bruciando tra le fiamme dell'ottavo cerchio, Dante non lo condanna con la stessa ferocia riservata ad altri peccatori. Perché? Perché, in fondo, il sommo poeta riconosce in lui un'anima inquieta, un cercatore di verità, un uomo che ha osato oltre il consentito.

Il viaggio di Ulisse, raccontato nel canto XXVI dell'Inferno, è un viaggio oltre la colonna d'Ercole, verso l'ignoto. Un gesto di superbia? Sì. Ma anche di straordinaria umanità. E Dante, che intraprende un viaggio ancor più folle — attraverso i regni dell’oltretomba — non può non provare una segreta affinità con quell'eroe dannato.

Come nota Borges, Dante non è l'anti-Ulisse: è piuttosto un Ulisse cristianizzato. La sua pazzia non è la sete di conoscenza a ogni costo, ma una missione spirituale autorizzata dal divino. Eppure, la fiamma in cui vive Ulisse sembra quasi risplendere di una luce propria, come se il poeta fiorentino gli rendesse un silenzioso omaggio.

Il vero volo di Dante, però, non è nel corpo — che non si spinge oltre i confini terreni — ma nella scrittura. Il Divina Commedia stessa è quel “folle volo”: un’impresa letteraria e spirituale che osa scrutare l’infinito. In questo senso, Dante scrive il suo Ulisse ogni volta che afferra la penna. Non lo condanna: lo riconosce, lo trasfigura, lo redime con l’arte.

Ulisse muore cercando il mondo nuovo. Dante, con le parole, lo crea. E così, nel silenzio di un verso, i due viandanti si incontrano: uno dannato, l’altro salvato — ma entrambi uniti dalla stessa insana, meravigliosa audacia.

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