Perché i laureati in Italia si chiamano dottori?
Nella tradizione italiana, chi conclude un percorso universitario con la laurea viene spesso chiamato dottore, anche se non ha intrapreso la professione medica. Questa consuetudine ha radici storiche ben precise.
Il titolo di dottore non è sempre stato associato alla laurea, ma è diventato ufficiale nel 1938 grazie a un regio decreto che ha stabilito chiaramente come la qualifica spettasse esclusivamente a chi aveva completato gli studi universitari. Prima di allora, il termine “dottore” era usato in modo più generico, ma da quel momento in poi ha assunto un valore legale e formale.
Nonostante la riforma dell’istruzione universitaria avvenuta negli anni Duemila — che ha introdotto il sistema triennale e magistrale — il titolo di dottore è rimasto radicato nella cultura e nell’uso comune. Oggi, chi si laurea può fregiarsi del titolo, anche se non ci si laurea più in medicina o in discipline scientifiche.
In Italia, sentir chiamare un giovane “dottore” subito dopo la discussione della tesi è una scena comune, soprattutto durante le cerimonie di laurea o nei contesti familiari. È un rito di passaggio, un segno di rispetto e di riconoscimento per un traguardo importante.
Curiosamente, anche chi si specializza in master o dottorati di ricerca mantiene lo stesso appellativo, sebbene in questi casi si tratti di percorsi post-laurea. Ma la vera origine del titolo rimane legata a quel regio decreto del 1938, che per primo ha legato la parola “dottore” al semplice possesso della laurea.
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