Paracetamolo e Covid-19: Attenzione all’uso precoce

Negli ultimi anni, una domanda ricorrente tra i pazienti è stata: perché evitare la tachipirina (a base di paracetamolo) in caso di Covid-19? La risposta non è semplice, ma si basa su osservazioni cliniche e sulla prudenza medica.

Il paracetamolo è da tempo il rimedio più comune per abbassare la febbre e alleviare il dolore. Tuttavia, durante la pandemia, sono emerse indicazioni preliminari secondo cui il suo uso, specialmente nelle fasi iniziali dell’infezione, potrebbe avere effetti non del tutto trascurabili. Alcuni studi suggeriscono che il paracetamolo — così come l’ibuprofene per uso sistemico — potrebbe in qualche misura aumentare il rischio di effetti avversi nelle comuni infezioni respiratorie, influenzando negativamente la risposta immunitaria.

Inoltre, non è ancora chiaro se il paracetamolo offra un vero vantaggio terapeutico specifico nel trattamento del Covid-19. Anzi, ridurre la febbre troppo presto potrebbe interferire con la capacità naturale del corpo di combattere il virus. La febbre, in fondo, è una reazione fisiologica di difesa.

Per questo motivo, molti esperti raccomandano di non assumere tachipirina o altri antipiretici immediatamente dopo la comparsa dei sintomi, soprattutto se lievi. È preferibile monitorare l’evoluzione della febbre e intervenire solo se necessario, seguendo le indicazioni del medico.

In sintesi, non si tratta di vietare del tutto il paracetamolo, ma di usarlo con consapevolezza. Nella prima fase del Covid-19, a meno che non ci siano condizioni particolari — come temperature molto alte o patologie preesistenti — è spesso meglio ascoltare il proprio corpo e non correre subito ai farmaci. La prudenza, in questo caso, è tutto.

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