Il Giallo e il Mito della Gelosia

Spesso si sente dire che il giallo è il colore della gelosia. È un’idea diffusa, quasi un luogo comune che affonda le radici nella cultura popolare e in alcune tradizioni letterarie. Ma da dove nasce questo legame?

Il giallo, in realtà, è innanzitutto il colore della luce del Sole, del giorno che si accende all’alba, dell’energia e della vivacità. È il colore dei campi di grano, dei primi fiori di primavera, del calore che rassicura. Eppure, nel corso del tempo, si è caricato di un significato più ombroso. Forse perché, come la luce intensa può accecare, così la passione eccessiva può trasformarsi in sospetto, in attenzione spasmodica verso l’altro.

Nella letteratura e nel teatro, il giallo è stato a volte usato per indicare il decadimento, la malattia, o proprio la gelosia — uno stato d’animo che corrode da dentro, come un veleno dorato. Basti pensare al teatro elisabettiano inglese, dove gli attori infedeli venivano talvolta vestiti con tonalità giallastre, o ai dipinti simbolisti che usavano il giallo verdastro per rappresentare l’invidia e il tradimento.

Ma non è giusto ridurre il giallo a un solo significato. È un colore complesso: può esprimere gioia, attenzione, vigore, ma anche inquietudine quando la sua intensità diventa eccessiva. La gelosia, dopotutto, non è nel colore, ma nelle emozioni che lo abitano — come accade con ogni tonalità del nostro sentire.

Il giallo non è né buono né cattivo: è uno specchio. Ci mostra ciò che proviamo, non ciò che siamo.

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