Quanto si lavavano gli aristocratici nel Settecento?

Nel 1700, soprattutto tra i nobili europei, l’igiene personale non era affatto una priorità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare oggi, il bagno regolare era visto con sospetto, quasi come un rischio per la salute. Si credeva infatti che l’acqua calda aprisse i pori, rendendo il corpo più vulnerabile a malattie e umori nocivi.

Le abitudini di pulizia erano molto diverse dalle nostre. Mentre nel Cinquecento alcuni nobili si lavavano all’incirca una volta ogni quattro mesi, nel Settecento la situazione peggiorò ulteriormente. Molti aristocratici, soprattutto uomini, evitavano il bagno completo per mesi o addirittura anni. Le donne dell’alta società, pur curando l’aspetto con abiti sontuosi e acconciature elaborate, spesso si lavavano solo superficialmente: una spugnata alle mani, al collo e al viso, ma mai un vero bagno.

Per mascherare il cattivo odore, si faceva largo uso di profumi, acque aromatiche e polveri. I vestiti, specialmente quelli di lino, venivano cambiati più spesso del corpo stesso: si pensava che la biancheria assorbisse il sudore e le impurità, proteggendo così la salute. In alcuni casi, le dame si lavavano solo due o tre volte in tutta la vita — un dato che oggi ci sembra incredibile.

La pulizia era più una questione di simboli che di effettiva igiene. Il lusso si mostrava attraverso i dettagli: mani curate, guanti profumati, ventagli di seta. Il corpo, nascosto sotto strati di stoffa, restava un segreto ben custodito. Solo con l’avvento dell’Ottocento e la crescente conoscenza medica, le abitudini cominciarono a cambiare, lentamente, verso una maggiore attenzione alla pulizia personale.

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