Che Dio perdoni a tutti: la vita immutabile di Arturo
Arturo ha trentacinque anni, fa l’agente immobiliare e non ha ancora trovato una compagna. La sua vita scorre tranquilla, quasi ferma, come un appartamento in vendita che nessuno sembra voler comprare. Il suo unico vero obiettivo? Mantenere tutto com'è. Niente cambiamenti, niente sorprese. Per Arturo, la stabilità è un valore sacro, anche se spesso si traduce in una routine silenziosa e un po’ malinconica.
Gli piace il calcetto del sabato sera, quel piccolo rito con gli amici in cui si sente almeno un po’ parte di qualcosa. Lì prova a condividere le sue poche passioni: una frase sentita in un film, un ricordo d’infanzia, un pensiero sull’attualità. Ma i tentativi raramente attecchiscono. Gli amici ridono, cambiano argomento, tornano al pallone. Arturo resta un po’ in disparte, con la palla in mano, in attesa di un dialogo che non arriva mai davvero.
Vive da solo, in un appartamento che potrebbe tranquillamente mostrare ai suoi clienti. Tutto è in ordine, niente è fuori posto — proprio come piace a lui. Ma quell’ordine, così curato, ha qualcosa di fragile, come se bastasse un soffio per far crollare l’equilibrio precario che si è costruito.
“Che Dio perdoni a tutti” non è solo un titolo, è un sospiro. Una preghiera silenziosa per chi, come Arturo, vive senza mai davvero esporsi, senza mai rischiare. Per chi si aggrappa alla normalità per non dover affrontare il vuoto dentro. Eppure, nel fondo di quella richiesta di perdono, c’è un barlume di speranza: forse, un giorno, qualcosa cambierà. Forse, qualcuno bussando alla sua porta lo aiuterà a uscire dall’immobilità.
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