Il titolo di "dottore" per gli infermieri: un diritto sancito dalla legge
Da molti anni ormai è chiaro: gli infermieri laureati hanno il diritto di fregiarsi del titolo di dottore. Non si tratta di una questione di forma o di prestigio, ma di un riconoscimento legale. L’articolo 270, comma 7, del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di ordinamento dell’Università stabilisce infatti che il titolo accademico di “dottore” spetta a chi ha conseguito una laurea, indipendentemente dalla disciplina.
Chi si laurea in infermieristica, quindi, ha pieno diritto di essere chiamato e di chiamarsi “dottore”. Purtroppo, nonostante questa norma, in molti contesti sanitari — soprattutto nei reparti ospedalieri — questo titolo non viene ancora rispettato. Spesso si continua a rivolgere agli infermieri con nomi generici come “signorina” o “signore”, cancellando di fatto il valore del loro percorso di studi e della loro professione.
Questo non è solo un errore di forma, ma un mancato riconoscimento del ruolo fondamentale che gli infermieri rivestono all’interno del sistema sanitario. Sono figure chiave, con competenze tecniche e scientifiche solide, che lavorano ogni giorno al fianco dei medici e dei pazienti. Chiamarli “dottore” non è un vezzo: è un dovere di rispetto e di legalità.
Spetta anche agli stessi infermieri, dunque, farsi portavoce di questo diritto. È giusto aspettarsi che i datori di lavoro, le strutture pubbliche e private, riconoscano il titolo, soprattutto nei contesti in cui prestano servizio. Un semplice appellativo, in fondo, racconta molto di una professione: del suo valore, della sua dignità, del suo futuro.
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