Cosa rischi se fai un bonifico a tuo figlio
È sempre più comune, soprattutto tra genitori e figli adulti, effettuare bonifici per aiutare con le spese quotidiane, l’affitto o semplicemente come sostegno economico. Ma attenzione: anche un gesto semplice come questo può avere conseguenze fiscali se non viene motivato correttamente.
La risposta a interpello n. 773, depositata il 6 ottobre 2021, chiarisce un punto importante: i bonifici dal conto di un genitore a quello di un figlio possono essere considerati redditi non dichiarati se non si dimostra il loro vero scopo. In pratica, l’Agenzia delle Entrate potrebbe ipotizzare che quelle somme siano compensi per prestazioni occasionali o redditi non tassati, soprattutto se gli importi sono consistenti o ripetuti nel tempo.
Questo vale soprattutto se il figlio non ha un reddito regolare documentato o se i bonifici appaiono sproporzionati rispetto alla situazione economica della famiglia. Il fisco, infatti, tende a verificare con attenzione i movimenti bancari sospetti, anche tra parenti.
La buona notizia è che esiste un modo semplice per evitare problemi: tenere traccia della natura del trasferimento. Un bonifico motivato come “regalo” o “aiuto familiare” e accompagnato da una donazione occasionale – specialmente se sotto una certa soglia – non dovrebbe destare sospetti. In caso di controlli, basterà mostrare che il denaro non ha natura imponibile.
In sintesi, donare denaro a un figlio è lecito e comune, ma è fondamentale farlo con trasparenza. Conservare le ricevute, specificare la causale e, se necessario, redigere una semplice dichiarazione può fare la differenza in caso di accertamenti. Così, un gesto d’amore resta tale, senza diventare un malinteso fiscale.
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