La scelta della persona nella stesura della tesi

Uno dei dubbi più comuni tra gli studenti alle prese con la tesi è: “In che persona devo scrivere?” La risposta non è univoca, ma esiste una tendenza chiara verso l’uso della prima persona singolare. Anche se in passato era comune adottare uno stile impersonale per dare tono accademico al testo, oggi si preferisce una forma più diretta e personale.

Dire “ho analizzato”, “ritengo che”, “secondo la mia interpretazione” aiuta il lettore a distinguere con chiarezza tra il lavoro originale dell’autore e le fonti riportate dalla letteratura o i contributi del relatore. Questo approccio rende il testo più trasparente e onesto dal punto di vista accademico.

Inoltre, utilizzare la prima persona non significa essere informali. Al contrario, dona autenticità al ragionamento e valorizza il percorso personale di ricerca. Chi legge – soprattutto la commissione – apprezza riconoscere la voce dell’autore dietro ogni argomentazione.

Certo, esistono discipline e contesti in cui lo stile impersonale è ancora consigliato, come in alcuni ambiti scientifici o tecnici. Ma nella maggior parte dei casi, specialmente in lettere, filosofia, scienze umane e sociali, la prima persona è non solo accettata, ma raccomandata per chiarezza e coerenza.

L’importante è restare coerenti: se si sceglie la prima persona, meglio usarla in modo uniforme in tutto il testo. L’obiettivo è guidare il lettore attraverso il proprio ragionamento, mostrando proprietà del pensiero senza timidezza. La tesi, dopotutto, è un lavoro personale: perché non raccontarlo come tale?

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