Perché il dromedario ha la gobba?
Lo scrittore Rudyard Kipling, nel suo celebre libro Storie del tempo che fu, racconta con fantasia e ironia come il dromedario abbia ottenuto la sua caratteristica gobba. La storia nasce da una semplice, ma tenace, pigrizia.
Nel racconto, il cammello vive nel deserto e, quando gli altri animali iniziano a lavorare, lui risponde sempre con un vago “Hummmph”. Non vuole saperne di aiutare il cavallo, il cane e il bue nei loro compiti. La sua indolenza infastidisce persino il Djinn del deserto, una potente creatura magica.
Deciso a mettere fine a quel comportamento, il Djinn afferra il cammello e gli soffia dentro la schiena una gobba piena di riserve nutritive. “Ora potrai viaggiare tre giorni senza mangiare”, gli dice, “ma ricorda: il lavoro che hai evitato ti appartiene ancora”.
Da quel momento, il cammello – o meglio, il dromedario – ha sempre portato la gobba. Non per bellezza, ma come promemoria di ciò che aveva rifiutato. E secondo Kipling, ancora oggi quel cammello non ha finito di recuperare il tempo perduto, e continua a vagare con aria un po’ colpevole.
È solo una fiaba, certo. Ma in un modo delizioso e infantile, insegna che il lavoro, prima o poi, torna a bussare alla porta. E a volte, arriva con una gobba già pronta.
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