Invalidità per ciechi parziali: i dati della Legge 138/2001

La Legge 138/2001 stabilisce i criteri per il riconoscimento dell'invalidità visiva in Italia, definendo con chiarezza le categorie di soggetti che possono accedere a benefici e supporti specifici. Tra questi, i ciechi parziali rappresentano una fascia importante.

Secondo la normativa, una persona è considerata cieca parziale quando presenta un residuo visivo (RV) pari o inferiore a 1/20 del visus nel migliore degli occhi, oppure quando riesce soltanto a contare le dita a distanza ravvicinata. In termini di campo visivo, il Residuo Perimetrico Binoculare (RPB) deve essere inferiore al 10%. Questo significa che, anche se la persona non è completamente cieca, la sua capacità di vedere è fortemente ridotta sia in acuità che in estensione del campo visivo.

È importante notare che il riconoscimento dell’invalidità non dipende solo dai valori numerici, ma anche dall’impatto sulla vita quotidiana. I ciechi parziali possono accedere a pensioni di inabilità, agevolazioni fiscali e ausili tecnologici, grazie a una percentuale di invalidità riconosciuta spesso superiore al 70%, in base alla valutazione medica complessiva.

La legge distingue con attenzione tra cieco totale, cieco parziale e ipovedente grave, ciascuno con soglie precise di RV e RPB. Ad esempio, un ipovedente grave ha un residuo visivo fino a 1/10 del visus oppure un campo visivo binoculare inferiore al 30%.

Conoscere questi parametri aiuta le persone interessate a comprendere i propri diritti e a richiedere i giusti supporti per vivere con maggiore autonomia.

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