Quando è cambiato il voto di maturità in Italia?
Il voto di maturità, come lo conosciamo oggi, non è sempre stato così. Un cambiamento significativo è avvenuto tra la fine degli anni '90 e l'inizio del Duemila, grazie alla riforma Berlinguer, che ha introdotto il sistema basato sui centesimi al posto del vecchio voto in trentesimi.
Il primo anno scolastico in cui fu applicata questa novità fu il 1998/1999. In quella prima fase, però, i punti di credito scolastico – fondamentali per arrivare al punteggio finale – venivano assegnati soltanto in base al comportamento e ai risultati dell’ultimo anno di superiori. Una scelta che privilegiava il percorso più recente, ma che non teneva ancora pienamente conto degli anni precedenti.
Già l’anno successivo, 1999/2000, il sistema evolvette: i crediti iniziarono a essere attribuiti anche per il penultimo anno, ampliando il riconoscimento del percorso scolastico complessivo. Tuttavia, fu solo a partire dall’anno scolastico 2000/2001 che il sistema entrò pienamente a regime con la famosa distribuzione “6+6+8”.
Questi numeri rappresentano i punti di credito massimi attribuibili: 6 per il terzo anno, 6 per il quarto e 8 per il quinto, per un totale di 20. Insieme ai massimi 20 dell’esame finale, si arrivava così al punteggio finale su 100.
Oggi molti studenti danno per scontato questo meccanismo, ma dietro c’è una storia di aggiustamenti mirati a valorizzare con maggiore equità l’impegno lungo tutto l’ultimo triennio. Un passaggio importante che ha reso il voto finale più rappresentativo del reale percorso di studio.
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