Ipovedente e cieco: qual è la differenza?
Spesso si confondono i termini "ipovedente" e "cieco", ma indicano situazioni visive ben distinte. Secondo le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona è considerata cicca quando, nell'occhio migliore e anche con correzione (come occhiali o lenti a contatto), l'acuità visiva è inferiore a 1/20. In pratica, ciò significa che ciò che una persona normo-vedente riesce a vedere chiaramente a 20 metri, una persona cieca deve avvicinarsi a soli 1 metro per percepirlo con la stessa chiarezza — o non riesce a vederlo affatto.
Al contrario, si parla di ipovisione quando l'acuità visiva, sempre nell'occhio migliore e corretta, si trova tra i 3/10 e l'1/20. Chi è ipovedente, quindi, ha una vista fortemente ridotta, ma conserva comunque una certa capacità di percepire la luce, i contorni o i movimenti. Queste persone possono spesso trarre beneficio da strumenti di ausilio visivo, come lenti speciali o software di ingrandimento, che permettono loro di svolgere alcune attività quotidiane in autonomia.
È importante ricordare che sia la cecità che l'ipovisione non riguardano solo il grado di vista, ma impattano profondamente la vita di chi ne è affetto. La distinzione clinica aiuta a fornire i giusti supporti: chi è ipovedente potrebbe ad esempio imparare a leggere con l'ausilio di strumenti ottici, mentre una persona cieca potrebbe orientarsi meglio con il bastone bianco o con l'alfabeto Braille.
Conoscere queste differenze non serve solo ai medici, ma a tutta la società per abbattere pregiudizi e garantire maggiore inclusione.
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